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“Non ho tempo di giocare con il mio bambino”, “Sono troppo stanco per dedicarmi al gioco”, “Non mi piace giocare con mio figlio”, “Mi annoio subito”, “Non sa giocare da solo”.

Tutti noi genitori abbiamo avuto uno di questi pensieri almeno una volta, sentendoci anche assaliti dai sensi di colpa.

Ti diamo subito una buona notizia, è normalissimo! Per un adulto entrare nei panni di un bambino è difficile ma non è l’unico modo per entrare in sintonia con il suo mondo.

Ecco quindi i nostri consigli

Definire il tempo di gioco con il bambino

Ormai lo ripetiamo come un mantra “non è importante la quantità ma la qualità” del tempo che passiamo con in nostri figli.

Quindi se il tempo è poco è bene dare un’indicazione chiara sul nostro tempo di gioco spiegando che è una delle attività che scandiscono la nostra giornata, non l’unica.

Il bambino ha una giornata solitamente ben organizzata, sia a casa che all’asilo, e fin da piccolissimo sa bene quando è il momento di mangiare, di giocare o di dormire. Capirà quindi se noi gli diciamo che in quel momento giochiamo con lui e in quello dopo siamo impegnati in un’altra attività. Proprio perché lui, durante la sua giornata, fa lo stesso.

Ma come rendere concreto un concetto così astratto?

  1. Se il nostro bimbo sa riconoscere i numeri, possiamo prendere un orologio con le lancette e gli spieghiamo che quando la lancetta arriverà su questo numero (ad esempio il 6), terminerà il nostro tempo di gioco con lui. Stessa cosa si può fare con l’orologio digitale: quando i numeri “uno e zero” diventeranno “quattro e zero”(indicandogli la parte dei minuti) allora terminerà la nostra attività di gioco, perché dovremo proseguire con un’altra;
  2. Se è piccolo e i numeri non sono famigliari, si può utilizzare una clessidra (noi abbiamo provato a costruire questa);
  3. Impostare un timer che suona quando il tempo è scaduto.

Quale gioco fare?

Prima di proporre un gioco ad un bambino è bene chiedergli se ha già in mente quale gioco vorrebbe condividere con noi.

Il rischio di suggerire al bambino il gioco, è che lui non abbia realmente desiderio di giocare a quel gioco, ma accetti per non deludere le nostre aspettative o per non smorzare il nostro desiderio di giocare con lui.

Se però non sembra arrivare ad una scelta, soffermiamoci un attimo a pensare che cosa gli piace fare o quali sono i giochi che in quel periodo più lo appassionano.

Se il bambino abbandona un gioco, possono esserci diversi motivi, ma di solito è perché ha esaurito l’interesse nei suoi confronti oppure lo trova troppo difficile.

Nel primo caso, lasciamo che ne scelga un altro per lui più stimolante, nel secondo invece, l’abbandono del gioco non è dettato da curiosità bensì da frustrazione. Allora il nostro intervento può essere importante perché il bambino non viva negativamente il rapporto con quel gioco ma anzi, colga l’occasione per sfidarsi, uscendo gradualmente dalla sua “zona di comfort”.

Ad esempio: se il bambino sceglie di costruire un puzzle insieme a noi, dopo aver riscontrato in lui difficoltà nella ricerca dei pezzi da incastrare, possiamo suggerirgli di partire dal cercare tutti i pezzi con il bordo liscio (la cornice), si sentirà entusiasta di riuscire a trovarli più facilmente dei pezzi centrali e il suo entusiasmo lo renderà sicuramente più ricettivo, più attento e motivato. Oppure per i bambini più piccoli, si può proporre il gioco dell’infilo sfilo dandogli inizialmente due palline da infilare per poi aumentarne il numero quando lo vediamo entusiasta di essere riuscito a infilale e sfilarle.

Quello che possiamo fare è quindi riproporre il gioco al bambino presentandogli dei traguardi intermedi. In questo modo il bambino terrà l’attenzione sul gioco che desidera condividere con noi e in più si sentirà gratificato dal riuscire a realizzare un gioco che aveva percepito come “difficile”.

Come si gioca con un bambino?

Il momento del gioco con il bambino per un adulto è sempre un momento di tensione tra il voler giocare con loro e il voler che sappiano giocare anche da soli. Come ci si deve comportare quindi?

Dando per assodato che non ci sono risposte nette e univoche, ci sono degli atteggiamenti, delle posture che possono avvicinarci al mondo del gioco del bambino e rendere questi momenti piacevoli e divertenti per entrambi.

Giocare insieme

E’ il bambino che spesso lo chiede oppure noi genitori che davanti ad un gioco che ci ricorda la nostra infanzia, abbiamo piacere a giocare con lui. Ma come farlo? Dobbiamo intervenire? Dare suggerimenti? Osservare in silenzio? Fare domande?

Per noi questo momento, come in tanti altri, “less is more”, fare poco fa tanto.

L’attività deve essere gestita dal bambino, spesso è lui che ha le idee molto chiare e richiede il nostro intervento solo per avere conferme o per cercare di coinvolgerci. Se il nostro rimane di rispetto e curiosità, risulterà anche per noi facile seguire il loro flusso di gioco e gli interventi e le interazioni saranno non più di direzione ma di scambio e cooperazione.

Giocare vicini

Spesso al bambino serve vicinanza fisica e non per forza richiede il vostro intervento al gioco. Puoi sederti vicino a lui e giocherellare con i materiali che sta usando lui, raccontando quello che stai facendo e il perché, o di come eri solito giocare con quello stesso gioco quando eri piccolo tu. I bambini sono affamati di storie, e se riguardano i propri genitori da piccoli, ancora di più.

Il momento del gioco può essere un momento di condivisione anche se non si condivide il gioco stesso.

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