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Un bambino a 3 anni vive una fase di grande cambiamento che lo porta ad essere e a considerarsi un bambino grande. I primi distacchi dalle figure di riferimento, il confronto consapevole con i pari, sono esperienze vissute con più serenità rispetto al periodo precedente spesso denominato “terrible two”. A tre anni il bambino inizia ad acquisire una spiccata consapevolezza del proprio corpo e della propria persona. E’ a quest’età che si delinea in modo più evidente il carattere e le inclinazioni e, di conseguenze, la ferma distinzione tra cosa gli piace e cosa no. Se, quindi, scegliere un gioco o un’attività finora è stato relativamente semplice, ora si devono fare i conti con i gusti (spesso volubili) e le propensioni del proprio bambino.

Quali competenze ha acquisito un bambino di 3 anni

Per poter fare delle scelte consapevoli è utile avere un’idea più chiara del punto di crescita in cui si trova il proprio bambino. Qui di seguito elenchiamo alcuni degli aspetti che meritano una riflessione.

  1. Il linguaggio è ora ben sviluppato. Il bambino riesce a comporre delle frasi complesse e si rende conto della capacità di esprimere ciò che prova e sente e, viceversa, di comprendere le persone attorno a lui. Il dialogo con un bambino di 3 anni non solo è possibile, ma è il canale grazie al quale vive un nuovo modo di conoscere e approcciare il mondo. Non a caso è a quest’età che la “fase orale”, ovvero la fase in cui porta tutto alla bocca, va piano piano scemando.
  2. Il tempo fa parte della sua quotidianità. Nonostante il concetto sia estremamente complesso da comprendere fino ai 6/7 anni, il bambino di 3 anni interiorizza senza più difficoltà i concetti di prima e dopo. Verbalizzati con termini quali ieri / domani o prima / dopo, il concetto di sequenzialità permette al bambino di comprendere le conseguenze delle azioni e di mettere in correlazione eventi successi in passato con eventualità future. Un tipico esempio è legato ad esperienze di gioco condiviso: “No, non usiamo quella palla blu perché se no ci facciamo male come ieri”
  3. Un aspetto molto significato per un bambino attorno ai 3 anni è la voglia di relazionarsi con i suoi pari attraverso il gioco. Il gioco simbolico è, a quest’età, sia un modo per calarsi in mondi e situazioni distanti da quello che si è, sia un terreno di prova della propria capacità di negoziazione e di elaborazione di strategie per trovare il modo di giocare che soddisfi tutti.
  4. La percezione di sé passa a quest’età anche dal maggiore controllo del proprio corpo e dei propri movimenti. A quest’età il bambino molto probabilmente sa impugnare correttamente una matita, utilizza una bici senza pedali, si arrampica, sa abbottonarsi una giacca… e queste nuove abilità le vuole sperimentare e utilizzare anche nel gioco.

Come scegliere il gioco per un bambino di 3 anni

Osservare

Il punto di partenza è l’osservazione del proprio bambino durante il gioco. Davanti ad una vasta scelta quali giochi preferisce istintivamente? Come si comporta invece se il gioco viene scelto da altri? Inizia a notare le differenza tra il gioco con un adulto e con un altro bambino. E’ frequente che il bambino pur di giocare con l’adulto a volte lasci che sia lui a guidare la scelta del gioco. Se frequenta la scuola dell’infanzia o l’asilo nido, chiedi a maestri ed educatori quali sono le attività che lo coinvolgono maggiormente e quali invece preferisce non fare. Comprese meglio le preferenza reali e non indotte da fattori esterni, è più semplice prevedere quali giochi avranno successo e quali meno. Sembra facile e scontato ma la noia o la frustrazione è dietro l’angolo, per questo è necessario tenere a mente altri due fattori di scelta.

Le sfide da affrontare nel gioco

I bambini crescono in fretta, è un modo di dire ma nasconde una grande verità. Apprendono concetti e meccanismi velocemente e li fanno propri per replicarli in altri situazioni. Per questo motivo il puzzle da 30 pezzi amatissimo fino a ieri, oggi lo annoia. Oppure, al contrario, il gioco di costruzione che ha tanto voluto, una volta aperto lo ha abbandonato dopo pochi minuti. Nel primo caso il bambino ha acquisito quella abilità e ora ha bisogno di una nuova sfida da affrontare; nel secondo il gioco è troppo complesso e la frustrazione che ha provato quando lo ha scoperto, lo porta ad abbandonarlo definitivamente.

Come evitare la noia e la frustrazione

Grazie all’esercizio di osservazione è possibile intercettare le “aree di sviluppo prossimale”, ovvero gli step successivi che il bambino può compiere con la guida dell’adulto. Se il puzzle di 30 pezzi lo annoia, proponi un altro da 30 ma con immagini più complesse, evitando di passare direttamente a quello da 100 “così non si annoia”. L’esperienza di frustrazione è un vero e proprio (piccolo) trauma, che frena il bambino ad approcciarsi a quel gioco o attività anche in futuro, anche quando il suo sviluppo fisico e cognitivo glielo permetterebbero.

E se, al contrario, il gioco proposto è troppo complesso? In molti casi si può comunque alimentare la sua curiosità per presentare una sfida più accessibile. Nella pratica, si può utilizzare lo stesso gioco destrutturandolo. Se la costruzione è troppo difficile si può proporre di utilizzare i pezzi per fare altro. Se la memoria spaziale che richiede il gioco del memory non è ancora ben sviluppata, si possono usare le tesserine per fare dei giochi di classificazione, oppure di indovina cosa pescando una tessera e portare il bambino a scoprire qual è ponendo diverse domande. Il modo migliore per ovviare i problemi di noia e frustrazione è scegliere giochi che prevedono già livelli di difficoltà graduali. Si risparmia tempo, soldi e spazio in casa!

Stimolare competenze non ancora ben acquisite

“Il mio bambino di 3 anni costruisce Lego complessi ma non ha difficoltà ad esprimere concetti anche semplici”

Abbiamo sottolineato l’importanza dell’osservazione per assecondare le inclinazioni del proprio bambino proponendo giochi e attività affini ai suoi gusti. Ma come fare se il bambino mostra segni di sofferenza derivanti dal non saper fare quello che i suoi compagni padroneggiano. Per non entrare nel rischioso territorio della frustrazione, un approccio è sfruttare le attività e i giochi con cui si sente sicuro per creare connessioni con attività difficoltose. Tornando all’esempio del bimbo con spiccate abilità cognitive e motricità fine, come possiamo allenare la sua capacità comunicative senza che si senta sotto giudizio? Possiamo chiedergli di aiutare un altro bambino insegnandogli a fare quelle stesse costruzioni. Dovrà quindi utilizzare le parole per spiegare qualcosa che conosce molto bene. Le difficoltà che può avere nel comunicare con un suo pari saranno mitigate dalla percezione positiva di sé in quel momento.

E se sei ancora indeciso, ecco un veloce quiz per scoprire quale gioco può essere il più adatto!

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